Anche un viaggio perfetto può essere reso memorabile con dei piccoli extra inaspettati. Scopri che cosa ci è successo in Messico…

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Anche in vacanza, di fatto, non smettiamo di essere clienti e, quindi, non rinunciamo a mettere sotto la lente di ingrandimento ogni esperienza che viviamo, per poterla valutare. Lo sanno bene gli operatori turistici (a diverso titolo) che spesso e volentieri sottopongono ai viaggiatori in transito questionari di soddisfazione sui loro servizi o prodotti.

Solo per citare un esempio, durante un recente viaggio in America, ci sono capitati questionari da compagnie aeree, aeroporti, hotel, linee di trasporto turistiche, musei, ristoranti, tour operator, fino a un insolito modulo di un ente governativo locale che chiedeva di valutare l’intera esperienza nel Paese dove ci trovavamo (strategicamente proposto al gate di imbarco dell’aeroporto: proprio all’ultimo minuto, insomma!).

Il punto è: quando tutto è perfetto, quando i luoghi visitati sono mozzafiato, quando l’hotel è splendido, le giornate perfette, quando tutto è all’altezza delle aspettative (in genere più alte, proprio perché si è in vacanza!), c’è qualcosa che può far definitivamente capitolare il viaggiatore all’urlo di “È stata un’esperienza memorabile!”?

Glue e vacanze memorabili

La risposta è sì: si tratta del glue. Ne abbiamo già scritto diverse volte (leggi qui): si tratta di un piccolo “extra” inaspettato che permette a brand e aziende di “incollare” i clienti a sé. Un extra generalmente poco costoso per l’azienda e con la fondamentale caratteristica di essere coerente con quello che possiamo definire l’immagine e le promesse del brand e dell’azienda.

Eccone un esempio. Il nostro recente viaggio ha previsto un veloce passaggio in Messico, nella Riviera Maya, durante il quale abbiamo partecipato a due “escursioni” che ci hanno letteralmente conquistato. Ci avrebbero colpito comunque lasciando in noi un buon ricordo per le ragioni di cui sopra (luoghi mozzafiato, tempo splendido e così via). Ma c’è un motivo se oggi siamo qui a scriverne ed è proprio quel piccolo inaspettato extra che ha completato – come si suol dire – l’opera (il passaparola generato da clienti entusiasti è una delle più dirette conseguenze derivanti dall’offrire un glue efficace ai propri clienti).

Esempi di glue in Messimo

Prima escursione: Visita al sito archeologico di Cobà, dove risiede l’unico tempio Maya ancora scalabile (per motivi di sicurezza, recentemente, il Governo messicano ha proibito l’accesso a quelle di Chichen Itza e Tulum, altre due famose piramidi della zona). Per raggiungerlo, si deve percorrere un tratto a piedi in una zona forestale, parte della giungla messicana nella penisola dello Yucatan, culla della cultura Maya e uno degli ecosistemi più ricchi e vari di biodiversità nel pianeta. Alla fine della splendida giornata (la ripida “scalata” della piramide ci ha permesso di vedere la linea curva dell’orizzonte a 360°) la simpatica guida, Paolo, esperto di archeologia Maya, varesotto, da vent’anni in Messico, distribuisce ai suoi ospiti un dono singolare: un pezzo di “cicca” messicana. Eh sì, perché la cicca, quella che oggi noi mastichiamo per la gioia dei nostri denti, ha origine da un’antica usanza, poi copiata e “tramandata” dagli Europei conquistatori, dei popoli Maya, che estraevano la linfa del Manilkara Chicle, una pianta sempre verde della zona e ripetutamente incontrata durante il nostro percorso. Ai tempi si chiamava “tziktli”, che nella lingua locale indicava una “cosa appiccicosa”. Il termine portato in Europa dagli spagnoli – per assonanza molto simile – è “chicle”.

Seconda escursione: visita alla biosfera di Sian Ka’an (in Maya “Porta del Cielo”), parco nazionale dal 1986 e patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1987. Parte della riserva è sulla terraferma, il resto fa parte del mare Caraibico, comprendendo una parte della seconda barriera corallina più grande al mondo. Inutile dire quanto lo spettacolo fosse incredibile: distese di terra e di mare incontaminate dove flora e fauna si intrecciano come in un paradiso terrestre. Proprio qui, tra delfini, tartarughe, aironi e mangrovie, la nostra giovane e spavalda guida Simona, romagnola con la passione degli animali, da un anno in terra messicana, ci invita per un tuffo nelle cosiddette “piscine naturali” (a buon intenditore, poche parole). Qui, ci sorprende con una curiosa tradizione del posto, il “battesimo messicano”: un brindisi in allegria, circondati dalla natura, in “ammollo” in oceani cristallini e con un bel bicchierino di Tequila.

In entrambi i casi, questi due “piccoli” extra, totalmente inaspettati e così capaci di far vivere e assaporare intensamente ai turisti la cultura dei luoghi visitati, hanno conquistato i “clienti” che, molto volentieri, hanno dato il via a un passaparola che ha promosso il tour tra gli ospiti dell’albergo.

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