Il campione mondiale dei 100 s.l. si dimostra campione anche con gli imprenditori.

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A Filippo Magnini – al Meeting degli imprenditori Cdo Sharing 2018 – viene chiesto dal brillante Alessandro Bracci, CEO di Teddy, come mai avesse smesso con le gare, sorprendendo tutti, almeno un paio d’anni prima del previsto.

Ho smesso perché, essendo felice, ho pensato che fosse il momento buono per farlo!

Grande Magnini! Per la gioia di Alessandro Bracci, strenuo sostenitore della rimessa di ogni delega operativa dopo i 60 anni nella sua Teddy, e qualche pensiero per le centinaia di imprenditori presenti, non tutti di primo pelo… Quando sei felice è il momento buono per smettere e pensare, magari creare, altro: cosa che non si avrebbe la forza di fare con altro stato d’animo esistenziale! Perché, per creare, occorre essere felici!

Solo una piccolissima frazione di imprese italiane arriva alla terza generazione con un assetto proprietario riconducibile significativamente ai fondatori dell’impresa stessa. Certo vi sono molti motivi per questo, ma non ultimo è che imprenditori e dirigenti vicino a chi ha fondato l’impresa proprio non mollano mai, a volte nonostante l’evidenza dell’età e dei conti… Così non si lascia il passo a nessuno al grido taciuto di “Muoia Sansone e tutti i Filistei”.

La verità” – ho sentito più volte – “è che non c’è nessuno né fra i miei figli né fra i miei dirigenti in grado di sostituirmi al momento…”. Ho tante volte chiesto a questi condottieri come mai, visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, figli e dirigenti hanno studiato assai di più dei padri imprenditori e mi è stato risposto che per guidare una impresa occorrono delle abilità che i figli non possiedono. Quali? Ecco cosa sciorinano gli imprenditori guerrieri che non si schiodano dal com

ando perché, poverini , non hanno nessuno degno di succedergli: la capacità di ascoltare, di prendere con rapidità decisioni, di vedere il positivo anche nelle situazioni più intricate, di tollerare lo stress, di motivarsi e motivare, di saper valutare le persone, di tirare fuori il meglio dalla gente. Tutte abilità, proseguono con malcelato orgoglio gli imprenditori che non mollano, che non insegnano neanche ad Harvard: “O le hai o non le hai…”.

Già nel 1982, due studiosi americani, Thorton e Byam, hanno dimostrato che le abilità di cui sopra – chiamate abilità sociali perché implicano una abilità di relazione con gli altri o con se stessi – effettivamente dipendono poco dal curriculum scolastico o dall’anzianità in una data mansione e dipendono significativamente, oltre che dal temperamento, soprattutto dall’ educazione ricevuta. I padri imprenditori si lamentano quindi dei figli per una cosa che dipende da loro: l’educazione! (Ma si sa… Non hanno avuto tempo impegnati come sono, da sempre e per sempre, nella loro impresa…). Non a caso Filippo Magnini, continua la sua risposta a Bracci sulla decisione di lasciare lo scettro di capitano della squadra azzurra e di ritirarsi dicendo che, oltre che felice, poteva smettere perché aveva insegnato ai giovani atleti “Tutto quello che io stesso avevo imparato”.

Grande Magnini!

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