La drammatica separazione nelle nostre aziende fra “CHI SA” e “CHI FA”

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La nascita, sotto questa parte di cielo, della figura dell’artigiano è stato uno dei segni più eclatanti di una civiltà in cui la persona è “unita” come concezione di sé e non divisa in se stessa in “livelli” (ad esempio quelli proposti da tanta formazione aziendale in “sapere”, “saper fare” e “saper essere”).

Dall’ora et labora in poi non ci sono più stati gli scienziati da una parte che studiano, pensano e sanno e gli “operai” che fanno. E di questa splendida eredità cristiana godiamo tutti, ferventi fedeli o miscredenti che fossimo. L’artigiano è uno “scienziato” che fa e da questa unità nella persona si sarebbe poi sviluppato quel Made in Italy che ancor oggi lascia senza fiato clienti di tutto il mondo. E’ per “uno scienziato che fa” che oggi esistono Ferrari, Versace, gli chef stellati e migliaia e migliaia di aziende italiane che hanno il gusto innato della bellezza e dell’innovazione che nasce ogni giorno e che sono quindi figli ed eredi di quell’ora et labora che oggi, in varie forme e più meno consapevolmente, continuano. Se l’ora et labora è nato nelle comunità monastiche ed è arrivato a Gianni Versace, Enzo Ferrari e alle migliaia e migliaia di sconosciuti imprenditori di conosciutissimi prodotti non è sorprendente che l’Università di Harvard, che non ha nel proprio statuto il riferimento a San Benedetto, abbia concluso dopo una rigorosa ricerca che l’innovazione “esce” da comunità aziendali i cui leader sono architetti sociali (abati 4.0?) che le costruiscono giorno per giorno tesi a favorire e valorizzare le frazioni di genio di tutti, personale operativo compreso (IL GENIO COLLETTIVO clicca qui).

Se nella vostra azienda lamentate poco coinvolgimento, scarsa comunicazione fra reparti, predilezione a perseguire obiettivi della propria area perdendo di vista l’obiettivo generale aziendale, poca capacità di “scaricare a terra” idee e decisioni, poca propensione a proposte “dal basso”… Bè non avete bisogno né un corso di comunicazione né uno di change management (so che li avete già provati…), ma di vincere la drammatica separazione nella vostra azienda tra “chi sa” e “pensa” e “chi fa”! Il problema è che non si tratta di una divisione fra colleghi di diversi livelli (convention, cene e tornei di calcetto sono volentieri partecipati), ma una divisione all’interno della persona, spesso proposta e incentivata, appunto, da tanta formazione aziendale che nasce divisa in livelli, come se l’uomo “che sa” non fosse lo stesso di quello che deve saper fare e saper essere! Avete bisogno dell’esaltante avventura di ricominciare da una vostra e interna scuola d’impresa… PENSARE AL FUTURO FA BENE AL PRESENTE!

 

2- Continua

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