Quando un evento del brand che ami diventa l’occasione per tornare alle radici… Del brand e tue.

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L’ANTEFATTO

Ferrari 166MM – 1948

Torino – Siamo alla fine della calda estate del 1948, gli italiani hanno da pochi mesi votato il primo parlamento dell’era repubblicana e si vive un gran desiderio di futuro. Gli operai sono oramai tornati al lavoro in fabbrica. Molti di essi stanno lavorando nelle linee di produzione della mitica Fiat 500B, meglio nota con il nome affettuoso  “Topolino”.

Nel capoluogo piemontese si sta svolgendo un evento importante per il mondo automobilistico: il Salone di Torino. Gianni Agnelli, l’Avvocato, cammina osservando attentamente le macchine esposte e, di colpo, si ferma di fronte ad un modello insolito. La macchina in questione è la Ferrari 166S: è una vettura strana, simile ad una spider, completamente priva di capote, ma con un parabrezza minuscolo. L’Avvocato è ammirato e, alle persone presenti, pare dica: “Ma questa non è una macchina; è una barchetta!”. Ne diverrà presto un fiero possessore.

La prima “barchetta” vincerà l’anno seguente – guidata dalla coppia Biondetti/Salani – l’estenuante Mille Miglia, l’annuale corsa su e giù per l’Italia per oltre 1600 Km, teatro in quegli anni delle più ardite imprese e dei più tragici avvenimenti. Da quel momento la macchina si chiamerà Ferrari 166MM (MilleMiglia, appunto).

LA ROSSA PIÙ SEXY CHE C’È

Ferrari 750 Monza – 1954

Siamo nel 1954, di “barchette” se ne sono viste tante. Non solo Ferrari, ma anche Maserati, Fiat e altre case automobilistiche hanno prodotto i loro piccoli e scattanti bolidi.

Dino Ferrari, l’amato figlio di Enzo, ha disegnato un nuovo modello e il geniale Sergio Scaglietti l’ha trasformato in realtà: è nata la Ferrari 750 Monza. La nuova “barchetta” si distinguerà dopo pochi mesi, quando Mike Hawthorn e Maurice Trintignant conquistano il Tourist Trophy in Irlanda del Nord e consentono alla Casa di Maranello di vincere matematicamente, con una gara di anticipo, il Mondiale Sportprototipi. Secondo alcuni commentatori il più grande merito della 750 Monza è però un altro: la vettura è infatti unanimemente considerata la base di partenza per la progettazione di una vera e propria icona. Sto parlando della 250 GTO del 1962, che la rivista statunitense Motor Trend Classic definisce “la migliore Ferrari di tutti i tempi” e viene ancora ammirata come la “rossa più sexy che c’è“.

Ferrari 250 GTO – 1962

DUE FIOCCHI “ROSSI” A MARANELLO

Ferrari Monza SP1 e SP2 – 2018

Maranello, 18 settembre 2018 – Sono passati 64 anni da quando l’Avvocato Gianni Agnelli si innamorò della prima “barchetta”. Nel “Nuovo Centro Stile”, luogo in cui vengono concepiti tutti i modelli GT del Cavallino Rampante, si respira un’energia frizzante. Alla presenza dei dirigenti aziendali, dei giornalisti provenienti da tutto il mondo, delle celebrità e dei clienti del brand viene alzato il sipario su due nuove vetture: sono nate la Ferrari SP1 e SP2 Monza.

I nuovi gioielli sono i primi di una nuova linea speciale, rinominata “Icona”, espressione di un’inedita filosofia che mira alla produzione di vetture speciali ispirate dai grandi modelli del passato della casa, da produrre in serie limitata. Recita il comunicato ufficiale: “…nate con il solo obiettivo di vincere, queste auto progettate e costruite senza compromessi hanno contribuito negli anni ’50 a creare parte della leggenda Ferrari grazie ai tanti trionfi nel Campionato Mondiale Sport… La Ferrari Monza SP1 è stata progettata come monoposto stradale con un’identità fuori dagli schemi, in grado di far provare al driver un’esperienza di guida impareggiabile. La Ferrari Monza SP2 invece è la versione in configurazione biposto…”. 

CLIENTE DA SUBITO

La presentazione dei due nuovi capolavori è stata per me l’ennesima occasione per fermarmi a riflettere sulla mia esperienza con il brand Ferrari e ricordare con affetto alcuni momenti della mia infanzia.

Per tornare all’origine di questa “storia d’amore” non ho bisogno di avvolgere il nastro di 60 anni e ricordare le polverose strade della Mille Miglia. È un ricordo estivo, prima metà degli anni ’90. Il luogo è Bellaria, riviera Romagnola, più precisamente l’Hotel Nautic, dove con i genitori passo da alcuni anni le due settimane di vacanza agostane.

Ogni sera, dopo una passeggiata, me ne sto seduto ad ascoltare mio padre chiacchierare nel bellissimo cortile dell’albergo assieme al proprietario, il signor Franco, e agli altri ospiti. Si parla quasi sempre di Ferrari, del campionato di Formula 1. Franco è da tanti anni un cliente e un appassionato del Cavallino Rampante e i suoi ospiti sono spesso ingegneri, collaudatori e piloti della casa di Maranello. Tra questi anche “il Gozzi”, per tanti anni consigliere e portavoce di Enzo Ferrari.

In quelle serate passate ad ascoltare ammirato le discussioni appassionate e i tanti aneddoti sportivi ho vissuto le mie prime esperienze Ferrari; ho scoperto, grazie a questi racconti, il fascino della storia, l’emozione del presente sportivo, l’audacia tecnica di queste persone che sembravano maghi e l’amore di tutta una terra per questa impresa. Il sogno di diventare pilota di aerei si tramutò in quello di stringere tra le mani il volante di una Ferrari da corsa lungo un circuito. L’obiettivo ambizioso e realistico che mi posi, nel frattempo, è rimasto invariato: “portare a casa” un bolide rosso.

In attesa di raggiungere il mio obiettivo, secondo voi, quanto consiglierei Ferrari ad amici e colleghi in una scala da 0 a 10? …

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