Viaggio alla scoperta del flagship di Apple a Milano: il nuovo volto della Store Experience.

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La scalinata di Beola Grigia e la fontana alta 8 metri sono solo comparse nella storia che Apple racconta ogni giorno nel suo nuovo flagship in Piazza Liberty. I veri protagonisti, qui, siamo noi!

Il Battesimo nell’acqua

Entrare nello store somiglia ad un Battesimo: per raggiungerlo, infatti, si deve scendere nella fontana passando dal tunnel di vetro che sovrasta le scale. Esperienza insolita e sempre nuova: quando fuori piove la fontana sembra un grande temporale da attraversare, ma quando il sole splende in cielo è come tuffarsi nelle acque limpide del mare! Insomma, entrare vale già la visita!

Il colpo d’occhio, una volta scese le scale, lascia di stucco. Nonostante si tratti di uno spazio sotto terra, la luminosità è assolutamente naturale, grazie anche alle grandi feritoie di luce create tra un gradino e l’altro della scalinata che conduce al -1. I grandi vasi-panchine con alberi verdi e alti slanciano l’ambiente, dando la sensazione di essere in uno spazio aperto dove respirare a pieni polmoni.

Un servizio 100% personale

Scendendo gli ultimi scalini tra visitatori e clienti, mi sono avvicinata ad uno dei ragazzi con l’iPad in mano che si occupa di dare assistenza. Ha segnato il mio nome e mi ha chiesto di aspettare seduta ad un grande tavolo. Nell’attesa, ho notato in fondo alla stanza un gruppo di 20-35 persone che stava facendo un corso di disegno con gli strumenti Apple. Un famoso grafico proiettava sul maxischermo i lavori eseguiti da ognuno dei partecipanti e li commentava, complimentandosi e dando consigli su come migliorare. Sul sito Apple ho trovato per ogni giorno un elenco di corsi su temi vari – musica, design, foto, giochi, business – per bambini e per adulti, in Store o in giro per Milano, tutti gratuiti.  Non so con esattezza quanti minuti siano passati; ho avuto giusto il tempo di godere di questa scena pensando “Ma che bello! Voglio assolutamente partecipare anche io!” che una ragazza gentilissima è arrivata al tavolo chiamandomi per nome.

Una volta risolto il problema del mio iPhone, ho fatto un giro in Store lasciandomi rapire dalla parete con cover e custodie di bellissimi colori, disposte in modo impeccabile e geometrico. Per raggiungere l’altro lato, mi sono accorta che un tavolo era attorniato da una decina di uomini e donne di mezza età in ascolto di un ragazzo che spiegava come mandare mail e salvare contatti in rubrica. Il mio pensiero – comune a molti, credo – è stato: “Se mia madre o mia nonna partecipassero a questo corso smetteremmo di litigare ogni volta che devo spiegargli come si usa il telefono!”

Apple store: monomarca o tempio politeista?

Camminavo pensando di essere in un tradizionale monomarca, ma stavo invece muovendo i passi nel tempio politeista di Apple&Co: insieme a tutte le varietà di Mela ho trovato anche gli ingredienti per dare alle nostre esperienze quotidiane un sapore sublime!

Infatti, dopo iPhone, MacBook e porta PC, ci sono le versioni smart di tanti oggetti che siamo abituati a vedere ed usare ogni giorno nella loro forma muta (che non interagisce con il resto della tecnologia che maneggiamo). Il primo prodotto ad aver attirato il mio sguardo è stato lo spazzolino elettrico Oral-B che, interfacciandosi con un App, permette di personalizzare e perfezionare l’igiene e la cura dei propri denti, dando addirittura consigli e memo per gli appuntamenti dal Dentista. Sono stata rapita dalla corda fitness che monitora le performance, offre percorsi di allenamento personalizzati e la possibilità di partecipare a “fitness challenges” con i propri amici, via App. Spostandomi lungo la parete, ho sentito un ragazzo Apple dare informazioni ad un signore ben vestito su come giocare meglio a golf usando un altro strumento che, a detta sua, “quando colpisci la pallina misura tutti i dati e dà consigli in tempo reale su come migliorare”. C’erano poi droni, cuffie per sentire la musica, elettrodomestici per la cucina, giochi per bambini e telecamere di sorveglianza.

Risalendo le scale ho realizzato di non avere mai neanche pensato a tante delle cose appena viste; di tante altre non avevo mai avvertito l’esigenza, né tantomeno avevo mai giustificato il loro prezzo. Ma all’ultimo gradino della scala, uscendo di nuovo dalla fontana, ho dovuto arrendermi: forse non ne avevo mai avuto bisogno prima, ma in quel momento la voglia matta di provarli era innegabile, supportata da uno strano senso di estrema necessità. Ero sempre io, ma ero anche qualcosa in più.

In un’epoca in cui le vetrine digitali sembrano essere più redditizie di quelle fisiche, Apple ha saputo dare al suo Store una nuova identità sfruttando un storytelling che coinvolge lo spazio fisico, i prodotti e il personale; da semplice punto di acquisto, lo Store è diventato un vero e proprio luogo di ispirazione, dove fare un viaggio tra esperienze di vita quotidiana che lì dentro assumono connotazioni nuove e uniche.  È un mix di unicità, personalizzazione e corrispondenza che alla fine ci fa dire “sì lo voglio”: sì a questa esperienza, sì a questo Brand. Cos’è questo se non fidelizzazione del cliente?

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